I Manifesti

Dopo aver registrato per la prima volta nella storia il marchio Fiera di Codogno, riprendendo la storica opera d’arte a carboncino di Giuseppe Novello, i manifesti evocano ogni anno in modo diverso il mondo contadino e agricolo del territorio.

"Preziosa come l'acqua"

Fiera di Codogno 2022

Dopo il duro periodo dell’emergenza Covid, l’anno scorso il manifesto ritraeva una libellula, simbolo di rinascita e di libertà; quest’anno un altro insetto – l’ape (protagonista fondamentale dell’ecosistema nonché specie a rischio anche per i cambiamenti climatici), dissetandosi in una goccia, va ad evidenziare un tema importante dell’edizione n.231 della storica Fiera di Codogno: l’emergenza idrica e il ruolo vitale che l’acqua ricopre per tutti noi, per il nostro pianeta e, ovviamente, anche in ambito agricolo.

"Codogno è Fiera!"

La Fiera di Codogno è giunta alla 230ª edizione dopo lo stop causato dall’emergenza Covid. Quest’anno il manifesto è dedicato, appunto, alla ripartenza. “La Fiera vola sulle ali di una libellulla”, simbolo di libertà e rinascita. Lo slogan scelto è “CODOGNO E’ FIERA!”, proprio ad indicare la voglia di ripartire più forti di prima dopo i tanti sforzi compiuti per affrontare drammatici momenti.

"Le tradizioni incontrano il futuro"

Il tema del manifesto 2019 è “le tradizioni incontrano il futuro”, come recita il claim: in un’atmosfera rurale lungo un sentiero di campagna, un nonno contadino sta aspettando il nipotino vestito da “contadino in erba” che gli corre incontro. Il passato che incontra l’avvenire!

"La nebbia avvolge la campagna"

Per l’edizione n.228 della Fiera è stata scelto il tema della nebbia. Una coltre insieme insidiosa e romantica allo stesso tempo, che avvolge ogni cosa, che avvolge la campagna Lodigiana. Un’immagine estremamente evocativa di un territorio immerso nella pianura Padana, di uomini e donne e del duro lavoro nei campi che non conosce stagioni, di antiche tradizioni ma sempre con lo sguardo rivolto al futuro.

"Il Pèpu"

In occasione della 227ª edizione, il manifesto raffigura l’opera creata dallo scultore lodigiano Pietro Bianchini, omaggio all’artista lombardo del ‘500, Giuseppe Arcimboldo, ed è accompagnata da un significativo cartiglio: …Et da Mater Terra sorse lo Contadino, con li arnesi suoi, et li frutti et altri beni. Humile benefactore, de li Campi, de lo Bestiame et de tuto lo genere humano. L’installazione infatti, esposta in Fiera, è interamente creata con oggetti originali del mondo contadino, donati dalle cascine del territorio: “sfolce”, “marasi”, “feri de cavall”, “muiete”, “corni de vaca”, “furcòn”, “badil” e molti altri arnesi evocativi, i quali sorgendo dalla terra si innalzano a comporre dapprima in maniera scomposta – e via via sempre più ingegnosa e compatta verso l’alto – l’uomo dei campi, il Pépu, personaggio divenuto mascotte della manifestazione fieristica.